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Il minimo di 17 mesi dell'euro: un campanello d'allarme per l'autonomia economica europea

L'ultima flessione dell'euro contro il dollaro, alimentata dalla persistente inflazione statunitense e dalle pressioni fiscali interne, rivela le sfide che l'Europa deve affrontare in un'economia globalmente interconnessa ma con prestazioni divergenti.

Pubblicato
15 ottobre 2026
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Foto: TradingEconomics.com / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

L'euro si è trovato ancora una volta in una posizione precaria, scendendo ai minimi di 17 mesi contro il dollaro statunitense. Quella che potrebbe apparire come una semplice fluttuazione valutaria è, a nostro avviso, una chiara illustrazione di quanto le economie globali rimangano profondamente interconnesse, anche se i loro motori fondamentali divergono. L'ultimo catalizzatore per il tonfo dell'euro? Dati sull'inflazione core statunitense più forti del previsto, che hanno rinvigorito le aspettative di un'azione aggressiva da parte della Federal Reserve.

Questa settimana, il valore dell'euro è sceso significativamente, rompendo quello che in precedenza era stato un testardo livello di supporto di 1,1150 dal 5 ottobre, scendendo poco sopra 1,1100 contro il dollaro, come riporta FXStreet. Questa mossa ha spinto la moneta comune al suo punto più debole da maggio 2025. Contemporaneamente, il dollaro statunitense è salito ai massimi di 18 mesi, sostenuto non solo dalla forza economica interna ma anche, come suggeriscono alcune analisi, dalla domanda di beni rifugio in un contesto di tensioni geopolitiche.

Percorsi divergenti: la divisione monetaria tra USA ed Eurozona

La causa immediata del recente declino dell'euro è innegabilmente la continua divergenza nei dati sull'inflazione tra Stati Uniti ed Europa. I dati sull'inflazione statunitense più forti hanno rafforzato le aspettative che la Federal Reserve mantenga una posizione restrittiva, portando potenzialmente a ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Questa prospettiva rende gli asset denominati in dollari più attraenti, sottraendo capitali all'Eurozona e rafforzando il biglietto verde, che ha raggiunto i massimi di 18 mesi come riportato da Reuters.

Al contrario, mentre l'inflazione nell'Eurozona continua la sua lenta discesa, essa si aggira ancora al di sopra del livello target del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea (BCE) secondo ISPIonline. Ciò crea uno scenario difficile per la BCE, che deve bilanciare il controllo dell'inflazione con il sostegno a economie potenzialmente fragili. Le diverse velocità e traiettorie dell'inflazione attraverso l'Atlantico influiscono direttamente sulle aspettative di politica monetaria, rendendo l'euro vulnerabile rispetto a una Fed più aggressiva.

I venti contrari fiscali interni dell'Europa

Oltre alla divisione monetaria transatlantica, la vulnerabilità dell'euro è esacerbata da problemi interni all'Eurozona stessa. Sono emersi i primi segnali di una crisi fiscale francese, con Morningstar che evidenzia come l'euro sia sceso contro il dollaro a causa di queste preoccupazioni. Questa pressione interna aggiunge un altro strato di complessità alle difficoltà dell'euro. I rapporti indicano che uno stallo sul bilancio in Francia ha spinto l'OAT (Obligations Assimilables du Trésor) a 10 anni sopra il 5%, influenzando lo spread OAT-Bund e mettendo l'euro sotto ulteriore pressione come dettagliato da Mitrade. Tali preoccupazioni fiscali all'interno di una delle principali economie dell'Eurozona erodono naturalmente la fiducia degli investitori nella moneta comune.

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