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L’investimento record di Iberdrola dimostra che l’elettrificazione non basta

Iberdrola sta accelerando la transizione energetica, ma il suo test da 10,1 miliardi di euro è capire se reti e rinnovabili possono trasformare il capitale in rendimenti duraturi.

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21 ottobre 2026
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Foto: Chris Morgan / Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0)

Un aumento dell’utile del 10% è impressionante. Un programma d’investimenti da 10,1 miliardi di euro è ancora più rivelatore. Gli ultimi dati di Iberdrola mostrano che l’elettrificazione europea non è più a corto di capitali; la domanda più difficile è se quel capitale possa generare rendimenti sufficienti per gli azionisti.

La utility spagnola ha registrato un utile netto di 5,816 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2026, mentre gli investimenti complessivi hanno raggiunto 10,087 miliardi di euro. Secondo la presentazione dei risultati dei nove mesi, Iberdrola afferma che la crescita è stata trainata dalla divisione reti in tutte le aree geografiche. La pagina dedicata agli investitori indica inoltre un EBITDA rettificato di 11,89 miliardi di euro nel periodo.

La combinazione è incoraggiante, ma non va confusa con la prova che ogni euro investito nella transizione energetica generi rendimenti interessanti. A nostro avviso, Iberdrola oggi è meno una semplice scommessa sulla generazione da fonti rinnovabili e più un test della disciplina nell’allocazione del capitale, in un settore in cui infrastrutture, regolamentazione e prezzi di mercato si muovono in direzioni diverse.

Il vero risultato è spostare la crescita verso le reti

Il dettaglio più importante nei numeri non è la percentuale di crescita dell’utile indicata nel titolo. È l’origine della crescita. In genere, le reti sono più prevedibili della generazione elettrica esposta al mercato, perché la loro economia dipende da quadri regolamentari e piani d’investimento approvati. Se Iberdrola riuscirà ad ampliare questa attività senza permettere che costi o fabbisogno di finanziamento crescano più rapidamente del rendimento autorizzato sui suoi asset, avrà una base più duratura rispetto a una società che dipende soprattutto dalla volatilità dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità.

Questo non rende le reti prive di rischi. La regolamentazione determina la rapidità con cui gli investimenti possono essere recuperati e il rendimento consentito. Le pressioni politiche possono influenzare la struttura di questi quadri, mentre costi di finanziamento più elevati possono rendere meno interessanti le infrastrutture con una vita utile lunga, anche quando la domanda è forte. L’asset fondamentale, quindi, non è soltanto la rete fisica. È la credibilità dell’accordo regolamentare su cui quella rete si fonda.

I numeri di Iberdrola suggeriscono che, al momento, questo accordo sta sostenendo la crescita. Da soli, però, non stabiliscono quale rendimento la società stia ottenendo sui 10,087 miliardi di euro investiti nel periodo. È questo il passaggio mancante tra un dato impressionante sulla spesa in conto capitale e una tesi convincente per gli azionisti.

L’elettrificazione crea domanda, non redditività automatica

L’interpretazione rialzista è facile da capire: una maggiore elettrificazione richiede più reti, più generazione e maggiori investimenti nel sistema. Iberdrola si sta posizionando nei segmenti in cui questa spesa si concentra e i suoi risultati mostrano che la strategia sta producendo crescita degli utili già oggi, invece di limitarsi a prometterla tra qualche anno.

Ma la domanda di infrastrutture non equivale a potere di determinazione dei prezzi. I progetti rinnovabili dipendono ancora dai costi di costruzione, dai tempi di connessione e dal prezzo ottenuto per l’elettricità. Un periodo di investimenti sostenuti può persino creare un problema se le società costruiscono in modo aggressivo prima che i rendimenti siano pienamente visibili. La scala aiuta, ma amplifica anche gli errori.

Ecco perché è importante distinguere tra reti regolamentate e rinnovabili. Le reti possono offrire visibilità, seppure all’interno di un quadro regolamentare. Le rinnovabili possono garantire un’esposizione strategica di lungo periodo alla generazione di energia più pulita, ma i loro utili sono più esposti alla struttura del mercato e alla volatilità dei prezzi dell’elettricità, a meno che i ricavi non siano protetti da contratti o altri accordi. Il risultato complessivo di Iberdrola beneficia della presenza di entrambe le attività, ma questa combinazione rende meno informativo un singolo dato sintetico sulla valutazione o sulla crescita degli utili.

Il piano da 58 miliardi di euro alza l’asticella

Il piano strategico di Iberdrola prevede investimenti per 58 miliardi di euro e un utile netto di 7,6 miliardi di euro entro il 2028, come indicato nel suo bilancio integrato di marzo 2026. È un quadro di crescita ambizioso e i dati dei nove mesi gli conferiscono una certa credibilità immediata.

Alza anche l’asticella con cui la società dovrebbe essere giudicata. Gli investitori non dovrebbero chiedersi soltanto se l’utile sta crescendo. Dovrebbero chiedersi se l’utile cresce più rapidamente della base di capitale, se la generazione di cassa tiene il passo con gli utili dichiarati e se la società può finanziare il programma senza indebolire la solidità del bilancio o delle distribuzioni agli azionisti. Sono test analitici, non previsioni, e i dati disponibili non rispondono a tutte queste domande.

Il rischio è che la transizione energetica diventi una gara ai volumi: più progetti, più asset e più EBITDA dichiarato, ma rendimenti insufficienti dopo aver considerato i rischi di finanziamento, costruzione e regolamentazione. Le dimensioni di Iberdrola possono offrirle vantaggi nell’esecuzione e nella diversificazione, ma non possono cancellare l’aritmetica dell’intensità di capitale.

Tassi d’interesse e interventi decideranno chi incasserà il valore

La domanda centrale per il mercato non è se l’Europa abbia bisogno di elettrificazione. Ne ha chiaramente bisogno, e il programma d’investimenti di Iberdrola è la prova dell’opportunità. La questione è chi riuscirà a catturare il valore economico creato da questa necessità: utility, fornitori di apparecchiature, consumatori attraverso costi di sistema più bassi o governi tramite interventi più stringenti.

I tassi d’interesse rendono più importante questa distribuzione del valore. Le infrastrutture producono benefici su periodi lunghi, quindi il costo del capitale incide sul valore degli utili futuri. Tassi più elevati possono mettere sotto pressione le valutazioni e rendere meno interessanti i progetti marginali. Tassi più bassi aiuterebbero, ma una società ha comunque bisogno di una solida economia dei progetti; il denaro meno costoso non può salvare un investimento caratterizzato da rendimenti autorizzati deboli o prezzi dell’elettricità instabili.

Il nostro giudizio sulla direzione strategica di Iberdrola è cautamente positivo, ma siamo più scettici di fronte alla conclusione semplicistica secondo cui investimenti record significhino automaticamente valore record per gli azionisti. La società sembra concentrare la crescita soprattutto sulle reti, probabilmente il segmento più difendibile della transizione. Tuttavia, la prova decisiva saranno i rendimenti del capitale impiegato, non l’ammontare impiegato.

Per gli investitori che analizzano questa storia, Iberdrola va considerata soprattutto come un test di allocazione del capitale, non come una semplice scommessa sulla crescita dell’energia pulita. L’elettrificazione può sostenere la scala. Solo una regolamentazione disciplinata, finanziamenti sensati e rendimenti duraturi dei progetti possono trasformare quella scala in una tesi d’investimento di lungo periodo.

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