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Un CAPE ai livelli delle dot-com non serve a fare market timing, ma dovrebbe cambiare i tuoi conti

Il CAPE di Shiller a 40,58 è un pessimo allarme da crollo ma un utile bagno di realtà: ridimensiona l'ipotesi di rendimenti del 10% annuo e ribilancia senza panico.

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23 ottobre 2026
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Il più famoso indicatore di valutazione di Borsa sta gridando «vendi» o si sta solo schiarendo la voce? La nostra risposta: nessuna delle due. Il CAPE di Shiller è un cronometro pessimo e una mappa piuttosto buona, ed è facile confonderli.

Cosa dice l'indicatore

I numeri non sono sottili. Secondo Katusa Research, il rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo dell'S&P 500 era a 40,58 a settembre 2026, contro una media di lungo periodo di 17,8. Multpl mostra la stessa lettura e un massimo di 44,19 a dicembre 1999. In altre parole, solo il picco delle dot-com è stato più alto.

Il CAPE divide il prezzo dell'indice per dieci anni di utili corretti per l'inflazione, il che smussa recessioni e anni di boom. Il dataset di Robert Shiller risale al 1871, quindi lo storico è lungo. Ed è qui che iniziano i guai: le letture molto alte sono rare, per cui il campione di «momenti come questo» è minuscolo.

È un pessimo strumento di timing, e i dati lo dicono

Se il CAPE fosse un buon indicatore di timing, l'ultimo decennio sarebbe stato un disastro per chiunque gli avesse dato retta. La stessa pagina di Katusa ammette che il mercato ha passato gran parte degli anni 2010 sopra la media continuando a salire, e che il rapporto non dice nulla sul prossimo trimestre. Chi ha venduto presto in nome della prudenza si è perso molto.

C'è una cautela statistica più profonda. The Prudent Speculator sottolinea che i pessimi risultati a cinque anni dopo letture del CAPE sopra 35 derivano da soli 34 periodi mobili, tutti tra il 1998 e il 2000. Poiché il rapporto si muove lentamente e le finestre si sovrappongono, il potere predittivo apparente è «meno solido di quanto sembri», a loro dire. I dati della stessa società mostrano che solo il 5,68% delle sedute dal 1927 ha segnato un nuovo record, eppure evitare i massimi di mercato non ha dato agli investitori un chiaro vantaggio di rendimento.

Aggiungi una nota a piè di pagina dalla pagina dati dello stesso Shiller: i riacquisti di azioni sono diventati il modo dominante con cui le aziende statunitensi restituiscono liquidità, il che può influire sul livello del CAPE, e per questo pubblica un CAPE alternativo a rendimento totale. Da questa documentazione non possiamo dire in che direzione né di quanto il dato principale sia distorto, e diffideremmo di chiunque sostenga di saperlo.

L'uso vero: abbassa le aspettative, poi ribilancia

Il CAPE si guadagna il suo posto sugli orizzonti lunghi. Il riassunto di Lyn Alden del lavoro di Shiller è che i rendimenti dei 20 anni successivi sono fortemente correlati in modo inverso al CAPE di partenza. Katusa osserva che i due episodi precedenti a livelli comparabili, il 1929 e la fine degli anni Novanta, sono stati seguiti da rendimenti a dieci anni vicini allo zero. Sono due dati: considerali un avvertimento sulle probabilità, non una previsione.

Ecco dove arriviamo. Il numero più pericoloso in molti fogli di calcolo per la pensione è, a nostro avviso, il 10% annuo ipotizzato. Partendo da 40 volte gli utili, riteniamo più prudente pianificare con una cifra decisamente più bassa e verificare se il tuo piano regge. Se funziona solo al 10%, il problema è il piano, non il mercato.

La risposta pratica è noiosa, ed è per questo che funziona:

  • Ribilancia con una scadenza fissa. Dopo anni di forti rialzi, le azioni probabilmente pesano nel tuo portafoglio più di quanto avevi scelto. Tornare all'obiettivo non è una scommessa su un crollo; è manutenzione.
  • Continua a versare. Burton Malkiel, citato da The Prudent Speculator, ha scritto che le valutazioni sono elevate e che i rendimenti azionari di lungo periodo saranno probabilmente inferiori a quelli recenti, ma che la Borsa resta il miglior veicolo per far crescere il patrimonio.
  • Guarda oltre l'indice principale. La stessa società mostra il P/E storico dell'S&P 500 ponderato per capitalizzazione a 26,1 al 30 giugno (dati 2024), contro 19,6 della versione equiponderata. La concentrazione fa parte della storia. E la ricerca citata da Alden, di Meb Faber, suggerisce che i mercati più economici secondo il CAPE abbiano battuto l'S&P 500 tra il 1993 e il 2018, ma si tratta di rendimenti passati e non di una promessa.

Chi ci perde? Chiunque tratti un grafico di valutazione come un segnale operativo, in entrambe le direzioni: gli orsi perenni, che possono avere «ragione» sulle valutazioni perdendosi anni di guadagni, e gli ottimisti che danno per scontato che i rendimenti recenti siano una legge di natura.

Il nostro verdetto: non vendere a causa del CAPE, ma non ignorarlo nemmeno. Usalo per ridurre le tue ipotesi di rendimento, verificare che la tua allocazione corrisponda ancora alla tua tolleranza al rischio e ribilanciare. Questa è un'analisi generale, non una consulenza personale, e le regole fiscali sul ribilanciamento cambiano da Paese a Paese e in base al tipo di conto: controlla prima le tue.

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