Il deficit italiano sfiora il 3%, ma per chi ha BTP conta di più il debito
Portare il deficit sotto la soglia Ue del 3% conta, ma con un debito al 139,9% del PIL e Grecia quasi raggiunta, per chi risparmia è solo un primo passo, non un verdetto.
Può un Paese ridurre il deficit mentre il suo debito continua a crescere? L'Italia sta facendo esattamente questo. Il deficit è appena sopra la soglia Ue del 3%, mentre gli ultimi dati mostrano l'Italia vicina a superare la Grecia come Paese più indebitato dell'eurozona. Sono vere entrambe le cose, e solo una dovrebbe dare il tono a chi risparmia.
La soglia del 3% è ancora una promessa, non un risultato
Prima di tutto, una cautela. Il deficit del 2025 ha mancato l'obiettivo. Eurostat lo ha certificato al 3,073% del PIL, come spiega l'osservatorio CPI dell'Università Cattolica. Mancano circa 1,64 miliardi di euro per rientrare sotto la soglia di uscita. Istat ha confermato a settembre il dato arrotondato del 3,1% e la Commissione europea ha detto allora che a novembre potrebbe proporre la chiusura della procedura per deficit eccessivo solo se la notifica di Eurostat di ottobre mostrasse un deficit 2025 inferiore al 3%. Quella notifica era attesa per il 21 ottobre e la documentazione in nostro possesso non ne riporta l'esito, quindi non daremo l'uscita per scontata.
Per il 2026, Reuters riferisce che Roma intende confermare l'impegno a portare il deficit sotto il tetto Ue del 3%. Un impegno non è un dato certificato.
Nel frattempo, Eunews riferisce che il rapporto debito/PIL dell'Italia era al 139,9% alla fine del secondo trimestre 2026 e che l'Italia è vicina a superare la Grecia. Nell'eurozona nel suo complesso il debito è salito all'88,8% del PIL nello stesso trimestre.
Il deficit è il termometro; il debito è la malattia
Il deficit misura il divario di un anno tra spesa ed entrate. Il debito è il conto accumulato. La storia recente dell'Italia mostra come i due possano divergere. Il deficit è sceso dal 7,1% del PIL nel 2023 al 3,4% nel 2024, eppure nello stesso periodo il debito è salito. Il motivo, come spiega TrueNumbers, è il Superbonus: i crediti d'imposta edilizi sono stati contabilizzati come deficit quando i lavori sono stati eseguiti, ma pesano sul debito adesso, man mano che i contribuenti li usano per pagare meno tasse. Quel divario valeva 2,6 punti di PIL nel 2025, oltre tre quarti dell'aumento del debito.
A nostro avviso, questa è la chiave per leggere i conti pubblici italiani nei prossimi anni. Il deficit può continuare a migliorare sulla carta mentre la cassa del Tesoro continua a perdere liquidità. Il ministro dell'Economia Giorgetti ha detto, secondo la nota del CPI, che i bonus edilizi peseranno per 40 miliardi di euro sulla cassa nel 2026 e per altri 20 miliardi nel 2027, per poi esaurirsi in larga parte. Sembra un effetto una tantum, ed è per questo che non leggeremmo l'aumento del debito come la prova che nulla funziona. Ma resta debito, e qualcuno deve finanziarlo.
Perché per chi ha BTP conta più dell'etichetta del 3%
Uscire dalla procedura sarebbe stata una vittoria politica, ma secondo TrueNumbers in termini di risorse disponibili non cambia quasi nulla. C'è poi un aspetto di mercato che merita attenzione. La nota del CPI sottolinea che, se la procedura fosse rafforzata, con una nuova raccomandazione magari più severa, l'Italia potrebbe restare esclusa dal Transmission Protection Instrument della BCE in caso di attacco speculativo ai suoi titoli, fino all'adozione delle misure raccomandate. È un rischio da segnalare, non una previsione. Nulla nella documentazione suggerisce che un attacco simile sia in corso.
Gli interessi sono l'altra pressione silenziosa. L'Italia ha pagato 87 miliardi di euro di interessi nel 2025, secondo TrueNumbers. Sono soldi non spesi per altro, e tendono a crescere con lo stock di debito. Pensiamo che nel tempo agenzie di rating e investitori obbligazionari giudicheranno il rapporto debito/PIL, non la soglia del 3%. È una nostra interpretazione, non qualcosa che le fonti affermano.
C'è un controargomento fondato. Le revisioni sul debito sono state favorevoli: l'Istat ha rivisto il rapporto 2025 al 136,7% dal 137,1% e il saldo primario è migliorato a +0,8% del PIL. Inoltre il sorpasso sulla Grecia dipende in parte dal calo del debito greco, non solo dall'aumento di quello italiano. Essere ultimi in una classifica che si muove per più ragioni è meno allarmante del titolo.
Un inizio, non un traguardo: cosa devono guardare i risparmiatori
Se hai BTP o un'esposizione all'Italia tramite un fondo, scendere sotto il 3% sarebbe una buona notizia, ma non un motivo per rilassarsi né per farsi prendere dal panico. Bisogna guardare se il rapporto debito/PIL si stabilizza quando i costi di cassa del Superbonus si attenueranno, e se il deficit 2026 verrà certificato sotto il 3% la prossima primavera. Regole e tassazione sui titoli di Stato variano da Paese a Paese e questa non è una consulenza personalizzata. Come schema di lettura, però, ordineremmo i segnali così: prima la traiettoria del debito, poi il peso degli interessi, infine il titolo sul deficit.
L'Italia si è guadagnata un po' di credito per il calo del deficit dal 7,1%. Non si è ancora guadagnata una storia sul debito che permetta a qualcuno di smettere di leggere le note in piccolo.
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