La manovra italiana taglia l'Irpef e tassa le banche. Ma chi paga davvero?
Roma accoppia un taglio modesto dell'Irpef a un prelievo più pesante sulle banche. Il titolo piace, ma chi risparmia deve chiedersi chi si ritroverà a coprire il conto.
Immagine generata con l'IA
Tassare le banche per alleggerire le imposte al ceto medio è, in politica fiscale, quasi il massimo della popolarità. Nessuno si strappa i capelli per un istituto di credito. Ma una tassa è un conto, e il conto deve pur finire da qualche parte. La manovra 2027 è l'occasione giusta per chiedersi se «pagheranno le banche» sia un fatto o soltanto uno slogan.
Che cosa dice il testo
Il disegno di legge di bilancio, 157 articoli, è stato bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato e il presidente Sergio Mattarella ne ha autorizzato la presentazione in Parlamento. La misura di punta sull'Irpef estende l'aliquota del 33% ai redditi fino a 55.000 €. Secondo l'ANSA riguarda circa 3,2 milioni di contribuenti, costa circa 1,43 miliardi di gettito e vale solo per il 2027. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che il vantaggio massimo sarebbe di circa 500 euro l'anno.
Dall'altra parte del bilancio, a banche e assicurazioni viene chiesto di più. L'addizionale Ires sale di 3 punti percentuali per il 2027 e il 2028, cambiano ancora le regole sulle imposte differite attive e l'imposta sulle transazioni finanziarie viene raddoppiata. Secondo la relazione tecnica del disegno di legge, citata dall'ANSA, il settore finanziario contribuirebbe con 5,8 miliardi nel 2027. Anche le società energetiche subiscono un aumento dell'Irap.
Il prelievo supera il taglio, e questo dice a che cosa serve
Mettiamo i due numeri uno accanto all'altro: circa 1,43 miliardi di sgravio contro 5,8 miliardi dalla finanza. Non significa che le banche «finanzino» il taglio euro per euro. La manovra vale 26 miliardi e, secondo il Corriere della Sera, ripreso da Zazoom, più della metà è coperta in deficit. Il prelievo sulle banche va letto piuttosto come una fonte di entrate generica, che fa apparire più equilibrato l'intero pacchetto.
È una nostra interpretazione, non quella del governo. Ma conta per il racconto. Il taglio è piccolo, temporaneo e ben visibile. Il prelievo è grande, dura due anni ed è facile da vendere. E una misura fiscale facile da vendere, di solito, è una misura che è stata esaminata poco.
«Non è una tassa sugli extraprofitti» è un modo educato per dire «imposta ordinaria»
Come sottolinea la stampa che ha seguito il testo, non si tratta di un contributo sugli extraprofitti, ma di un aumento delle imposte ordinarie. La distinzione non è di facciata. Un prelievo una tantum su profitti eccezionali è difficile da scaricare sui prezzi. Un'addizionale più alta sugli utili per due anni consecutivi è, a nostro avviso, un cambiamento più duraturo del costo di fare impresa, almeno per il periodo in cui si applica.
Qui passiamo dai fatti all'opinione, e lo diciamo apertamente. Non abbiamo ancora prove su come reagiranno le banche, quindi nessuno può dire di saperlo. Ma una banca davanti a un conto fiscale più salato ha poche strade: assorbirlo, cioè accettare utili più bassi e un rendimento minore per gli azionisti; oppure recuperarne una parte dai clienti, con le commissioni sul conto, il prezzo dei prestiti o interessi più bassi sui depositi. A nostro avviso, sarebbe ingenuo dare per scontato che la prima sia l'unica opzione. A decidere quanto viene trasferito è la concorrenza, non la buona volontà, e dove i clienti cambiano conto di rado il trasferimento è probabilmente più facile.
C'è anche un indizio politico. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha sollecitato di nuovo le banche ad aiutare lo Stato il giorno in cui il testo è stato chiuso. Un governo che chiede un «contributo» conta implicitamente sul fatto che il settore lo mandi giù senza fare rumore.
Che cosa dovrebbero fare davvero risparmiatori e azionisti
Non è un consiglio di investimento, e le norme italiane valgono solo per i contribuenti italiani. Ma la lista di controllo è semplice.
Se hai un conto in una banca italiana, confronta adesso il costo del conto e il tasso sui depositi, e rifallo dopo il primo trimestre del 2027. Se le commissioni salgono piano piano o i tassi sui depositi restano indietro rispetto al mercato più di prima, forse hai scoperto dove è finita una parte del prelievo. Se possiedi azioni di banche, chiediti se il mercato abbia già scontato due anni di addizionale più alta e se i dividendi rischino di pagarne il prezzo. Su nessuno dei due punti abbiamo dati, quindi non azzardiamo previsioni.
Un'ultima cautela: il disegno di legge deve ancora passare in Parlamento e i dettagli possono cambiare. Il taglio dell'Irpef è temporaneo, quindi lo sgravio del 2027 non è una promessa per il 2028.
Il nostro verdetto
Applaudi il taglio se rientri tra i 3,2 milioni, ma tienilo in proporzione: vale fino a circa 500 euro l'anno ed è previsto per un anno solo. Diffida dall'idea che il prelievo sulle banche sia denaro gratis dalle tasche di qualcun altro. Le banche non pagano le tasse in astratto: le pagano i loro azionisti, i dipendenti e i clienti, in proporzioni che stabilisce il mercato. La vera prova di questa manovra non sarà la conferenza stampa. Sarà l'estratto conto della tua banca la prossima primavera.
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