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Redazione Invesfera
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L’economia non guida più i tuoi rendimenti, e l’IA potrebbe allargare il divario

Le azioni continuano a toccare nuovi record mentre PIL e occupazione non spiegano più il perché. Concentrazione degli utili e valutazione sono guide migliori per il tuo portafoglio.

Pubblicato
25 ottobre 2026
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Foto: Thomas J. O'Halloran / Wikimedia Commons (Public domain)

E se i dati economici più seguiti della settimana non dicessero quasi nulla sul tuo portafoglio? È la scomoda idea alla base di un articolo di MarketWatch secondo cui la correlazione sempre più debole tra economia e Borsa è uno «sviluppo profondo» e l’IA potrebbe benissimo accelerarla. Pensiamo che abbia ragione, e che questo abbia conseguenze pratiche.

Il divario non è nuovo. Commonwealth notava già nel 2021 che il PIL degli Stati Uniti era calato del 3,4% nel 2020, mentre l’S&P 500 era salito del 18,4%. La differenza oggi è che questa disconnessione non è più una stranezza isolata legata alla pandemia. Secondo Chase, tutti e tre i principali indici statunitensi hanno toccato nuovi massimi storici nel 2026, anche se non di pari passo. E MarketWatch ha descritto il mercato come una storia sempre più di «IA» contro «non IA».

Il PIL è un titolo di giornale; gli utili sono il motore

L’agenda di questa settimana mostra la tensione. Il 28 ottobre arriva la decisione della Fed e il 29 ottobre il PIL del terzo trimestre, ma anche i conti di Microsoft, Alphabet e Amazon. A nostro avviso, le trimestrali conteranno più del dato sul PIL per i tuoi rendimenti.

Le azioni sono diritti sugli utili, non sulla produzione nazionale. Quando poche aziende giganti generano gran parte di quegli utili, l’economia nel suo complesso può vacillare senza che l’indice lo faccia. Goldman Sachs Research l’ha quantificato: i principali titoli tecnologici hanno rappresentato il 53% del rendimento dell’S&P 500 nel 2025, e la concentrazione della capitalizzazione di mercato in una manciata di aziende tecnologiche è la più alta mai registrata.

Anche gli utili sono solidi. L’anteprima di FactSet mostra che gli analisti prevedono una crescita degli utili del 32,4% per l’anno solare 2026, e una nota di ricerca di Goldman Sachs afferma che il ritorno sul capitale proprio degli ultimi dodici mesi dell’S&P 500 ha toccato il record del 22% nel primo trimestre. Sono previsioni e stime, non garanzie, ma aiutano a capire perché l’indice possa salire qualunque cosa dica il rapporto sull’occupazione.

La nostra lettura: un’economia forte era un buon indicatore di utili forti. Oggi quell’indicatore sembra rotto, perché gli utili arrivano da una fetta ristretta di aziende il cui destino dipende dalla spesa in IA, non da come si sente la famiglia media.

L’IA allarga il divario, e lo fa in entrambe le direzioni

Se l’IA continua a concentrare gli utili, la divergenza cresce. È lo scenario rialzista. Quello ribassista è lo stesso fatto visto dall’altro lato: dipendi da poche aziende che devono continuare a mantenere le promesse.

Gli strategist di Goldman hanno segnalato che la spesa in conto capitale degli hyperscaler è stata di circa 400 miliardi di dollari nel 2025, quasi il 70% in più rispetto al 2024, e sulla strada per raggiungere il 75% dei flussi di cassa, in modo simile alla fine degli anni Novanta. Hanno anche detto che l’S&P 500 veniva scambiato a un P/E prospettico di 22, pari al picco del 2021 e vicino al record di 24 del 2000. Erano dati di gennaio, quindi verifica i livelli attuali prima di farci affidamento.

Le ultime sedute mostrano quanto sia fragile il sentiment. Schwab ha riferito che l’indice dei semiconduttori è sceso del 6,7% in un solo giorno e che gli investitori hanno venduto anche dopo che ASML e Taiwan Semiconductor avevano presentato trimestrali sopra le attese con previsioni riviste al rialzo. Nathan Peterson di Schwab ha detto che questo trasmette l’idea che la scommessa sull’IA sia percepita come troppo rischiosa in questo momento. Le buone notizie non hanno salvato i prezzi. A nostro avviso, è così che appare un mercato caro e concentrato.

Cosa fare invece di guardare il PIL

Questa non è una consulenza sugli investimenti, e la tua situazione è solo tua. Ma come modo di ragionare, cambieremmo tre abitudini.

Primo, smetti di operare in base ai dati macroeconomici. Dubitiamo che un dato debole sull’occupazione significhi azioni in calo, o che uno forte significhi azioni in rialzo. La macro conta ancora attraverso tassi di interesse e rendimenti (il rendimento del Treasury a 10 anni si attestava di recente intorno al 4,95%, in calo dai massimi di due decenni sopra il 5,36%, secondo Schwab), ma è un canale che passa dalla valutazione, non un verdetto sulla crescita.

Secondo, guarda cosa possiedi davvero. Se hai un fondo indicizzato sull’S&P 500, probabilmente hai una grossa scommessa su una manciata di aziende legate all’IA, che tu lo voglia o no. Saperlo è metà del lavoro.

Terzo, rispetta la valutazione. Multipli alti non dicono quando il mercato girerà, ma, come ha detto Ben Snider di Goldman, multipli elevati «aumentano l’entità del potenziale ribasso del mercato azionario se gli utili deludono le aspettative». È la frase da ricordare.

Il verdetto: l’economia non è diventata irrilevante, è diventata una guida peggiore. Osserva la qualità degli utili, la concentrazione e quanto paghi per averli. La diversificazione non garantisce un guadagno, ma almeno evita che la conference call di una sola azienda decida il tuo anno.

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