I 225 miliardi di Oracle sono una promessa, non flusso di cassa
Oracle sale di circa l'11% su un obiettivo di ricavi al 2030, Alphabet cede l'8% after hours per un mancato target minimo. Si pagano numeri lontani sull'IA: guarda il piano di finanziamento.
Foto: DOE / National Renewable Energy Laboratory (NREL) / Wikimedia Commons (Public domain)
Quanto vale un numero lontano quattro anni? Mercoledì la risposta del mercato per Oracle è stata di circa l'11%. Dice molto su come gli investitori stiano valutando l'intelligenza artificiale in questo momento, e non tutto è lusinghiero.
Al suo investor day del 28 ottobre, Oracle ha fissato un obiettivo di ricavi di 225 miliardi di dollari o più per l'anno fiscale 2030, che implica una crescita media annua di circa il 35% rispetto all'anno fiscale 2026. Le azioni sono salite di circa l'11%, riferisce lo stesso resoconto, dopo che la società ha anche fissato un tetto di 20 miliardi di dollari alla nuova raccolta sui mercati dei capitali fino all'anno fiscale 2030. Lo stesso giorno Alphabet ha comunicato ricavi del terzo trimestre per 127,6 miliardi di dollari, in crescita del 25%. Il dato è risultato leggermente inferiore ai 127,8 miliardi attesi dagli analisti e il titolo ha perso l'8% nelle contrattazioni after hours, riferisce Deadline.
Il mercato premia l'orizzonte, non il trimestre
Guarda le due reazioni una accanto all'altra. Alphabet ha messo a segno il tredicesimo trimestre consecutivo di crescita dei ricavi a doppia cifra e ha mancato il consenso di circa 200 milioni di dollari, una frazione di punto percentuale. È stata punita. Oracle ha pubblicato un obiettivo per un anno fiscale che dista anni ed è stata premiata.
Per essere onesti, sono aziende diverse con aspettative diverse, e i movimenti after hours possono ridursi o ampliarsi quando si apre la sessione regolare. Ma a nostro avviso il contrasto resta eloquente. Pubblicare una previsione non costa nulla, mentre un risultato trimestrale non si può ritirare. Quando gli investitori pagano di più per la prima di quanto penalizzino il secondo, stanno comprando una storia con una lunga pista, non uno storico consolidato.
Questo non significa che l'obiettivo di Oracle sia sbagliato. Potrebbe benissimo essere raggiunto. Significa però che l'11% è una scommessa su un'esecuzione che non c'è ancora stata, e un obiettivo è una promessa, non denaro in banca.
Il tetto da 20 miliardi di dollari è la vera notizia
La parte dell'annuncio che troviamo più interessante del titolo sui ricavi è il piano di finanziamento. Secondo InsiderFinance, le raccolte di capitale di Oracle sono limitate a 20 miliardi di dollari fino all'anno fiscale 2030, divise tra 10 miliardi di capitale azionario e 10 miliardi di debito lordo. La società prevede inoltre che gli investimenti in conto capitale raggiungano il picco negli anni fiscali 2027 e 2028 per poi ridursi, con un flusso di cassa libero che diventerebbe positivo nel secondo semestre dell'anno fiscale 2028 e arriverebbe a 30 miliardi di dollari o più nell'anno fiscale 2029.
È utile perché, a differenza di un obiettivo di ricavi, un tetto ai finanziamenti si può verificare. Se la crescita arriva nei tempi, i conti tornano. Se slitta, Oracle si trova davanti a una scelta scomoda: tagliare la spesa o infrangere la propria promessa su indebitamento ed emissione di azioni. I resoconti sul rally descrivono il tetto come un sollievo per le preoccupazioni degli investitori su debito e costi dell'infrastruttura per l'IA. Pensiamo che sia l'istinto giusto, ma il sollievo dipende dalla tenuta del piano.
Nota anche l'ordine degli eventi. È la stessa Oracle a collocare il flusso di cassa libero positivo nel secondo semestre dell'anno fiscale 2028, il che dice che prima viene la spesa e poi il ritorno. È un modo ragionevole di costruire un'impresa, ma è cosa diversa dal guadagnare 225 miliardi di dollari.
I ricavi dell'IA poggiano su poche relazioni gigantesche
I resoconti che abbiamo esaminato non dettagliano da dove arriverebbero i 225 miliardi di dollari di Oracle, quindi non faremo congetture. Ma c'è un avvertimento utile nel modo in cui il denaro dell'IA circola altrove. Nella sua ultima comunicazione regolamentare, Microsoft ha dichiarato di aver generato 10 miliardi di dollari di ricavi da accordi commerciali con OpenAI nel trimestre chiuso il 30 settembre. È quasi l'11% dei suoi 92,3 miliardi di dollari di ricavi trimestrali. Microsoft ha inoltre riportato 7,2 miliardi di dollari di crediti verso OpenAI, contro i 6 miliardi di fine giugno.
Una lettura è che la domanda di IA sia reale e enorme. Un'altra, che riteniamo altrettanto plausibile, è che gran parte di questi ricavi dipenda da un numero ristretto di clienti molto grandi che devono continuare a pagare. Qualsiasi obiettivo di IA a lungo termine, compreso quello di Oracle, eredita questo rischio di concentrazione. Una crescita del 35% mantenuta per quattro anni è uno standard impegnativo, e basta che un solo grande cliente rallenti per piegare la curva.
Cosa portarsi a casa
Il nostro verdetto: considera i 225 miliardi di dollari una promessa e giudica Oracle su ciò che si può verificare prima. Osserva se il tetto di 20 miliardi regge, se la spesa in conto capitale tocca il picco quando la società dice che accadrà e se il flusso di cassa libero diventa positivo nel secondo semestre dell'anno fiscale 2028. Se questi traguardi arrivano, l'obiettivo di lungo periodo guadagna credibilità. In caso contrario, il balzo di mercoledì sembrerà il mercato che paga in anticipo qualcosa che non è stato consegnato.
Questa è un'analisi, non una consulenza di investimento, e le previsioni aziendali non sono garanzie.
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