Economia
Redazione Invesfera
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Un PIL al 3,4% non è un via libera: la Fed pensa ad aumenti dei tassi, non a tagli

La crescita Usa ha toccato il 3,4% mentre l'indicatore d'inflazione preferito dalla Fed accelerava. Il dibattito non è più quando arriveranno i tagli, ma se serva un altro rialzo.

Pubblicato
29 ottobre 2026
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Foto: AgnosticPreachersKid / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

Quando l'economia accelera e i prezzi accelerano con lei, chi può festeggiare? Di certo non chi aspetta denaro più a buon mercato. Il dato del PIL del terzo trimestre sembra una buona notizia, ma secondo noi è meglio leggerlo come un'etichetta di avvertimento sulle prospettive dei tassi.

I fatti sono semplici. La prima stima del Dipartimento del Commercio indica che l'economia statunitense è cresciuta a un ritmo annualizzato del 3,4% nel terzo trimestre, rispetto al 2,2% del secondo. Secondo Benzinga, il dato ha battuto le previsioni, mentre l'inflazione PCE di settembre è risultata al 3,6%, in linea con le attese. Yahoo Finance osserva che in agosto era al 3,4%.

Il vero dibattito riguarda un rialzo, non un taglio

La nostra tesi richiede una sfumatura: dire che «i tagli sono fuori discussione» sminuisce la situazione. La Fed non sta aspettando per tagliare; sta decidendo se stringere ancora. Mercoledì ha lasciato invariato l'intervallo obiettivo tra il 3,75% e il 4%, ma con un voto di 10 a 2, con Lisa Cook e Beth Hammack favorevoli a un aumento di un quarto di punto. Gli investitori continuano a scontare un rialzo a dicembre, e investinglive stima la probabilità intorno all'84%.

Questo è il contesto del dato sul PIL. In un ciclo normale, una crescita più rapida è la ricompensa per una politica paziente. Qui arriva sopra un'inflazione al consumo del 3,7% annuo, un prezzo della benzina salito del 9,1% nel solo mese di settembre e un presidente della Fed, Kevin Warsh, secondo cui il compito della banca centrale è assicurarsi che le variazioni dei prezzi relativi in alcuni settori «non si estendano all'intera economia». A nostro avviso, una domanda forte è proprio ciò che permette a questa estensione di avvenire.

Una crescita sostenuta dalla spesa in IA è una strana forma di forza

La composizione conta più del titolo. The National riporta che il mese scorso l'economia ha creato solo 29.000 posti di lavoro, con la disoccupazione al 4,2%. La crescita sembra poggiare sugli investimenti in IA più che su assunzioni diffuse, e zerohedge descrive il trimestre come una corsa alla spesa in conto capitale per l'IA finanziata a debito. Si può discutere di questa lettura, ma il dato sull'occupazione è difficile da ignorare.

Ecco la parte scomoda, a nostro avviso. Warsh ha detto che i banchieri centrali devono riconoscere gli investimenti in IA come uno «shock», e alcuni esponenti della Fed li hanno ammessi come fattore d'inflazione. Gli analisti di Morgan Stanley, secondo The National, si aspettano che Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft aumentino la spesa in conto capitale di oltre il 50% nel 2027 e dicono che probabilmente riusciranno a sostenere costi di finanziamento più alti. Se i maggiori spenditori sono in gran parte sordi al prezzo del denaro, i rialzi dei tassi potrebbero incidere meno dove c'è la domanda. La Fed finirebbe per stringere famiglie e piccoli debitori per raffreddare un'economia che quei rialzi raggiungono a fatica. Warsh ha respinto l'idea che le tecnologie avanzate siano «slegate dal resto dell'economia», ma se sia vero è esattamente ciò che si sta mettendo alla prova.

Un analista citato da The National, Ahmed Azzam di Equiti Group, descrive bene il rischio: la Fed potrebbe sopravvalutare la capacità dell'economia di assorbire le pressioni inflazionistiche con i guadagni di produttività, il che significherebbe una fase più lunga di «tassi alti più a lungo» fino al 2027. È una previsione, non un fatto, ma è plausibile.

Non pianificare contando su tassi in calo

Non forniamo consulenza personale sugli investimenti, ma possiamo dire come non leggere i dati. Un dato forte non è il segnale che la storia dei tassi si sia fatta amichevole. Il rendimento del Treasury a 10 anni intorno al 5% è, nella nostra lettura, un voto del mercato a favore di un credito che resterà caro. Chiunque basi i propri piani su tassi in discesa, che si tratti di un prestito a tasso variabile, di una rinegoziazione o di una valutazione che presuppone tassi di sconto più bassi, rischia di sbagliarsi.

C'è una controargomentazione che merita rispetto. Un rialzo a dicembre è quasi del tutto scontato, quindi un dato forte cambia poco, e investinglive ha suggerito che il rischio maggiore per il mercato fosse una lettura più debole. Anche una fiducia dei consumatori fiacca potrebbe finire per frenare la spesa, come ha avvertito un economista malese. Lo stesso Warsh ha detto che la stabilità dei prezzi non riguarda «un dato isolato».

Il nostro verdetto, dunque: non esultare per il 3,4%, ma nemmeno farsi prendere dal panico. Guarda all'inflazione core, all'occupazione e ai prezzi dell'energia più che al titolo sul PIL. Finché i prezzi non si raffredderanno, la forza dell'economia significa che la Fed ha margine per continuare a stringere, e l'onere della prova ricade su chi si aspetta ancora dei tagli.

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